venerdì 15 ottobre 2010

Questo pazzo pazzo mondo.

Nel corso degli ultimi mesi ho sviluppato una forma molto forte di insofferenza nei confronti del mondo che frequento per lavoro: il simpatico microcosmo del Tribunale e degli avvocati.
Sarà che da praticante tutto è più difficile, perchè comunque ti ritrovi ad osservare da una prospettiva piuttosto bassa, sarà che dopo un anno di questa vita cominci a capire che ci sono delle crepe- anche piuttosto vistose- in un sistema che all'apparenza può sembrare molto allettante, sarà che sono io che non ho mai avuto la smania di intraprendere questa strada e che alla fine l'ho fatto, nella convinzione che fosse la scelta più consona, pentendomene ogni altra settimana, sarà quel che sarà, come saggiamente si cantava, ma tant'è che ultimamente mi ritrovo sempre più spesso a gauardare con occhio disincantato e cinico l'universo lavorativo in cui gravito pure io.
E cosa vedo? Vedo una forte ipocrisia di fondo: tutti amiconi, tutti grandi salamelecchi e pacche sulle spalle nei corridoi del Tribunale, poi però dietro le spalle ne si dicono di ogni. Mica tutti, per carità, però è un atteggiamento molto diffuso. Vedo ipocrisia nei rapporti con noi praticanti, quando ci dicono che capiscono che siamo sfruttati e considerati meno di niente e che razza di ingiustizia è questa, però poi stringi stringi ti sfruttano lo stesso e ti sottopagano, se ti pagano, ovviamente. Vedo ipocrisia nel nascondersi dietro inutili formalismi, quando la realtà è che questo è un lavoro come un altro e alla fine ti deve dare da mangiare, quindi il cliente è cliente, appunto, non l'"assistito", come bisognerebbe dire, perchè se no, sai dà troppo l'idea del rapporto commerciale, quando in realtà la nostra è una funzione "più alta"... Ma per favore, ma almeno non raccontiamocela! Siamo onesti con noi stessi e ammettiamo che anche la professione forsense è cambiata e sta cambiando e non c'è nulla di male, è nella normalità delle cose, fine pace e amen.
Mi rendo conto che sono considerazioni che ai non addetti ai lavori potrebbero sembrare incomprensibili e verbose, ma questo è un mero sfogo personale, su cui rimugino da settimane e che avevo bisogno di esternare.
Il mondo del Tribunale, poi, con le sue inutili macchinosità e la burocrazia estrema, merita un capitolo a parte.
Il punto è, però, che alla fine mi dispiace. Perchè esci dall'università convinta di alcune cose, con delle certezze, con il bianco ed il nero come colori di riferimento e alla fine capisci che è tutta un'altra musica e che la giustizia, quel concetto bellissimo e nobile che pensi sia il pane di ogni avvocato, bè, conta fino ad un certo punto. Ho scoperto l'acqua calda?Può darsi. Forse sono stata scema io a crogiolarmi per un bel po' nelle mie fantasie alimentate a serie legal americane, ma resta il fatto che anche cadere dal pero fa male. Soprattutto, ti fa chiedere se questo è davvero quello che vuoi fare tutta la vita.

giovedì 14 ottobre 2010

Di 2 mesi di arretrati.

Son passati più di due mesi dall'ultimo post.Non ne vado fiera: voglio dire, non credo nessuno sia particolarmente interessato a quello che mi succede, ma è una questione di costanza, cavolo! Non posso sempre iniziare una cosa e poi abbandonarla, nella convinzione che tanto non serva a nulla.
E' un lato del mio carattere che non mi spiego. Io, sempre attenta a fare quello che ci si aspetta da me, quello che credo sia giusto e non necessariamente quello che mi va, io, così "quadrata", che abbandono a metà le cose, per pigrizia o mancanza di motivazione.
Forse è un modo per sfuggire, almeno in qualche settore della mia vita, alle auto-imposizioni che mi do, forse è il mio subconscio che mi lancia dei messaggi o forse è semplicemente la mia natura, che nella vita di tutti i giorni tento di compensare con il mio eccesso di zelo.
Anyway, pseudo analisi da strapazzo a parte, due mesi son passati e ne son successe...
Le vacanze, in un paesino della Croazia che dimenticare sarà impossibile, il rientro al lavoro, con una mole di pratiche allucinante, il matrimonio della migliore amica, con il carico emotivo che comporta e poi noi ed il nostro perenne essere con la valigia in mano e il bisogno, impellente, di avere casa nostra, di stare insieme più di queste misere 48 ore settimanali e il non riuscire a trovare una soluzione...di tutto di più. Qualcosa merita di essere approfondito, qualcosa meno: nei prossimi giorni spero di rimettermi in pari. Vorre farlo per me, per dimostrarmi che so portare avanti anche, e soprattutto, i progetti e le cose in cui credo. Perchè alla fine, non si sa come, sono sempre quelli che restano indietro...

mercoledì 4 agosto 2010

(Almost) desperate housewife.

Son giorni educativi questi: prove ufficiali di convivenza le chiama lui. Rilassante noia la chiamo io.

Sono qui, nella sua casa trentina, a dividere le mie giornate tra pulizia dell’appartamento, spesa alla Coop, prelibati manicaretti (mah..) e profonde letture gialle. E mi rendo conto che non sarei in grado di fare questa vita tutto l’anno. Per carità, non che mi dispiaccia essere in ferie e non dover andare in studio tutte le mattine, però so che andrebbe bene solo per un breve periodo: già sono volubile di
mio, se poi ci si aggiunge una routine anni ’50, beh, allora è la fine.

E allora sono contenta di aver studiato, di aver fatto fatica e di essermi guadagnata la possibilità di un lavoro, di uno spazio mio che mi conceda indipendenza economica, ma soprattutto mentale, che mi permetta di continuare ad imparare e che mi renda una donna completa. Con questo non intendo che le casalinghe non siano donne complete, anzi, magari anche io un domani accarezzerò l’idea di restare a casa, se avrò delle pulci da accudire e mille cose da fare.

Però adesso no, adesso è il momento di far lavorare il cervello, di mettermi alla prova e di sentir scorrere un brivido gratificante quando finisco un atto e l’avvocato mi dice “brava, bel lavoro”!

martedì 27 luglio 2010

Non sopporto.

Non sopporto di dover lavorare in un clima di costante tensione, in cui si ha paura anche solo di respirare, in cui aspetti terrorizzato lo scoppio d'ira, così, dal niente, solo perchè ha le palle girate ed è nervoso.
E' svilente, si lavora male, preda dell'ansia e soprattutto malvolentieri.
Senza contare che è l'ultima settimana prima delle ferie e ti aspetteresti non dico pizza e fichi, ma almeno un minimo di serenità, un minimo, echecazzo!
E invece no, tensione alle stelle perchè l'avv. c'ha il panico da vacanze imminenti e da scadenze dimenticate. Un incubo.
Vabbè, l'autocommiserazione finisce qui, che devo lavurà. In sto clima. Orendo.

* aggiornamento delle ore 16.28. Sempre, inesorabilmente, peggio.

lunedì 26 luglio 2010

Arretrati.

Avrei voluto scrivere un post poeticissimo sulle mie micro Roman holidays dello scorso week end.
Avrei voluto raccontare della laurea della sister, della festa che è seguita e che mi ha visto alticcia per la prima volta in vita (causa una letale combinazione caldo inenarrabile + stomaco completamente vuoto + delizioso Sex on the beach gusto melon), della sensazione di orgoglio nel vederla così bene inserita in una città che non è la sua e che per di più è Roma.
Avrei voluto raccontare della mia mattinata a zonzo per la città eterna da sola, in attesa della mia dolce metà: delle viuzze ombreggiate e fresche in cui mi sono persa, del cappuccino bevuto ascoltando due "colleghi" praticanti romani parlare dell'esame di stato e morendo dalla voglia di attaccare bottone per condividere le gioie che questa condizione ci riserva, dell'ora e mezza passata spatasciata (si fa per dire) a Villa Borghese a divorare il mio primo giallo di Mankell...
E poi del pranzo da Gina, dietro piazza di Spagna, immersi in un bianco abbacinante, che sembrava di essere in Grecia, a ridere e chiacchierare con persone deliziose e generose; dell'aperitivo con gli amici romani della sister, a base di mojito e camerieri scortesi; del maxxi e della mia ammirazione e invidia per l'amore che il mio ragazzo ha verso l'architettura, verso il proprio mestiere; degli americani del Kansas simpatici e affamati incontrati su un bus pittoresco; della cena in una Trastevere magica; del lungo Tevere illuminato e brulicante di vita...e di tanto altro ancora.
Avrei voluto farlo, ma non ce l'ho fatta.
Sono qui ora, a riassumere in due righe emozioni e pensieri che chiederebbero pagine e pagine.
Roma ti prende il cuore e te lo accartoccia per bene, te lo tiene stretto per tutto il tempo in cui la vivi, caotica, calda e caciarosa, stupenda, e ancora dopo, quando torni a casa e negli occhi hai ancora quella luce, quei colori e un pochino ti commuovi al pensiero che questo paese sappia essere così semplicemente bello.

martedì 20 luglio 2010

Tears for fear.

Forse le lacrime sono per aver visto la mia mamma così fragile e scossa, forse sono per chi se ne è andato, anche se lo conoscevo poco e se la parentela non era stretta.
Forse sono per chi resta e deve affrontare il dolore.
O forse sono semplicemente di paura, per la fragilità della vita umana.

mercoledì 14 luglio 2010

Scleri pre partenza.

Ho un ricordo nitido delle mie vacanze da bambina. La sera prima della partenza, o la mattina stessa, i miei che discutono come dei matti per delle stronzate: tipo le valigie ancora da fare, la macchina da caricare, il camper da pulire, ecc ecc.
Ecco, uno pensa che con l'età, con i bambini cresciuti, con l'esperienza, queste cose cambino. Balle.
Alla veneranda età di 27 anni sono qui che assisto al classico sclero pre partenza della mia famiglia, solo che adesso partecipo anch'io, che più siamo meglio stiamo.
Allegria, amici vicini, condividete con noi.
Vabbè, mi consolo pensando che domani mattina volenti o nolenti saremo in treno per Roma e domani sera a quest'ora festeggeremo la sorella dottoressa, dimentichi degli scazzi del giorno prima e tutti pucci pucci gli uni con gli altri.
A bientot.