martedì 27 luglio 2010

Non sopporto.

Non sopporto di dover lavorare in un clima di costante tensione, in cui si ha paura anche solo di respirare, in cui aspetti terrorizzato lo scoppio d'ira, così, dal niente, solo perchè ha le palle girate ed è nervoso.
E' svilente, si lavora male, preda dell'ansia e soprattutto malvolentieri.
Senza contare che è l'ultima settimana prima delle ferie e ti aspetteresti non dico pizza e fichi, ma almeno un minimo di serenità, un minimo, echecazzo!
E invece no, tensione alle stelle perchè l'avv. c'ha il panico da vacanze imminenti e da scadenze dimenticate. Un incubo.
Vabbè, l'autocommiserazione finisce qui, che devo lavurà. In sto clima. Orendo.

* aggiornamento delle ore 16.28. Sempre, inesorabilmente, peggio.

lunedì 26 luglio 2010

Arretrati.

Avrei voluto scrivere un post poeticissimo sulle mie micro Roman holidays dello scorso week end.
Avrei voluto raccontare della laurea della sister, della festa che è seguita e che mi ha visto alticcia per la prima volta in vita (causa una letale combinazione caldo inenarrabile + stomaco completamente vuoto + delizioso Sex on the beach gusto melon), della sensazione di orgoglio nel vederla così bene inserita in una città che non è la sua e che per di più è Roma.
Avrei voluto raccontare della mia mattinata a zonzo per la città eterna da sola, in attesa della mia dolce metà: delle viuzze ombreggiate e fresche in cui mi sono persa, del cappuccino bevuto ascoltando due "colleghi" praticanti romani parlare dell'esame di stato e morendo dalla voglia di attaccare bottone per condividere le gioie che questa condizione ci riserva, dell'ora e mezza passata spatasciata (si fa per dire) a Villa Borghese a divorare il mio primo giallo di Mankell...
E poi del pranzo da Gina, dietro piazza di Spagna, immersi in un bianco abbacinante, che sembrava di essere in Grecia, a ridere e chiacchierare con persone deliziose e generose; dell'aperitivo con gli amici romani della sister, a base di mojito e camerieri scortesi; del maxxi e della mia ammirazione e invidia per l'amore che il mio ragazzo ha verso l'architettura, verso il proprio mestiere; degli americani del Kansas simpatici e affamati incontrati su un bus pittoresco; della cena in una Trastevere magica; del lungo Tevere illuminato e brulicante di vita...e di tanto altro ancora.
Avrei voluto farlo, ma non ce l'ho fatta.
Sono qui ora, a riassumere in due righe emozioni e pensieri che chiederebbero pagine e pagine.
Roma ti prende il cuore e te lo accartoccia per bene, te lo tiene stretto per tutto il tempo in cui la vivi, caotica, calda e caciarosa, stupenda, e ancora dopo, quando torni a casa e negli occhi hai ancora quella luce, quei colori e un pochino ti commuovi al pensiero che questo paese sappia essere così semplicemente bello.

martedì 20 luglio 2010

Tears for fear.

Forse le lacrime sono per aver visto la mia mamma così fragile e scossa, forse sono per chi se ne è andato, anche se lo conoscevo poco e se la parentela non era stretta.
Forse sono per chi resta e deve affrontare il dolore.
O forse sono semplicemente di paura, per la fragilità della vita umana.

mercoledì 14 luglio 2010

Scleri pre partenza.

Ho un ricordo nitido delle mie vacanze da bambina. La sera prima della partenza, o la mattina stessa, i miei che discutono come dei matti per delle stronzate: tipo le valigie ancora da fare, la macchina da caricare, il camper da pulire, ecc ecc.
Ecco, uno pensa che con l'età, con i bambini cresciuti, con l'esperienza, queste cose cambino. Balle.
Alla veneranda età di 27 anni sono qui che assisto al classico sclero pre partenza della mia famiglia, solo che adesso partecipo anch'io, che più siamo meglio stiamo.
Allegria, amici vicini, condividete con noi.
Vabbè, mi consolo pensando che domani mattina volenti o nolenti saremo in treno per Roma e domani sera a quest'ora festeggeremo la sorella dottoressa, dimentichi degli scazzi del giorno prima e tutti pucci pucci gli uni con gli altri.
A bientot.

Tutte le settimane dovrebbero finire di mercoledì.

Ho davanti ancora mezza giornata di lavoro, l'aria è irrespirabile, a casa mi aspettano i bagagli da fare e mille altre cose da organizzare, ma...la mia settimana finisce oggi, yupiiee!
Domani Roma, siore e siori!

martedì 13 luglio 2010

Di una giornata di merda.

Devi avere anche tu un blog, continua a dirmi.
Me lo ripete come un mantra da mesi, ad intervalli costanti, non ho ancora capito bene perché.
La mia risposta standard più o meno era: "ma di cosa parlo?non ho nulla da raccontare". Che è una frase di una tristezza infinita, ma tutto sommato corrisponde al vero.
E poi oggi. Poi oggi è stata una giornata di merda.
La classica giornata di merda, che già lo capisci al mattino, appena scendi in cucina barcollante e rovesci la moka mentre la avviti, che sarà una giornata lunga, molto lunga e di merda.
Arrivo al lavoro, già fradicia, alle nove del mattino: temperatura reale sui 30 gradi, percepiti 40. In studio poi è ancora peggio: stai fermo e grondi, come se stessi sollevando pesi invece di battere con leggiadria sulla tastiera del computer.
Appena arriva l'avv. capisco che non tira una buona aria e puntuale come un orologio, appena mi chiama di là per il tete-a- tete sulla memoria che scade giovedì, arriva il cazziatone.
Di quelli inspiegabili, o meglio, spiegabilissimi, ma che comunque nulla hanno a che vedere con la sottoscritta, la cui sola colpa è quella di essere l'unico essere umano a tiro, e di fare pure la praticante (che non guasta mai). Bene, dicevamo del cazziatone. Lo sopporto stoicamente, sento le lacrime affiorare ma le reprimo, ripetendomi che, no, porca paletta, non devo piangere di fronte al capo, ho una dignità, io.
E qui urge una spiegazione. Piangere per un cazziatone, nemmeno di quelli peggiori, tra l'altro, può sembrare eccessivo, e lo è. Ma sfiga vuole che oggi sia anche il primo giorno di quel periodo lì e questo si traduce, come qualunque femmina ben sa, in una depressione cosmica e in una certa tendenza all'autocommiserazione, quindi ecco spiegato il triste sfogo.
Esco dalla stanza dell'avv. e mi ritiro nella mia sauna personale, in preda al panico e allo schifo all'idea di riprendere in mano la memoria; non so come, tiro l'una e scappo.
Faccio appena in tempo ad uscire dallo studio che incrocio per strada una tizia che parla al telefono di un controllo medico che devo fare anche io da un paio di mesi e che continuo a rimandare: sono giusto un filino ipocondriaca. La cosa divertente, si fa per dire, è che è la seconda tizia in un giorno che ne parla in mia presenza (l'altra era dal panettiere!) e da questo io cosa deduco? Che è un messaggio chiaro, lapalissiano: corri a farti sto esame. Soprassiedo sugli stati d'animo angosciati che accompagnano questi momenti: so essere davvero ansiosa, ma davvero davvero.
Una volta a casa mangio, nonostante lo stomaco chiuso e mi decido a prenotare la visita, che ovviamente non sarà prima di quindici giorni, tanto per gradire (per colpa mia, peraltro:c'era posto già giovedì questo, ma io sarò a Roma, causa laurea sorella minor).
Tornando in studio, con la mia meravigliosa Bianchi d'annata, rischio di essere investita da una fighetta in motorino con il casco rosa e il moroso appeso dietro. Un gentiluomo, costui: mi manda a quel paese perchè non ho segnalato adeguatamente la mia intenzione di spostarmi a sinistra. Stronzo.
Arrivo miracolosamente incolume sul posto di lavoro, ma appena accenno a mettere piede nella mia stanza vengo investita da una folata di aria calda che nemmeno nel deserto del sahara. Mi trasferisco in segreteria, oggi deserta, e, non senza qualche sforzo, sistemo la memoria e tiro le sei e mezza. Il tempo di mandare un fax per il capo e scappo, letteralmente.

Sotto il getto gelato della doccia, con la faccia spalmata di una gratificante maschera purificante, decido che oggi sì, oggi è il giorno giusto per aprire sto benedetto blog.
Almeno avrò la prova scritta che a me qualcosa succede, ogni tanto. Anche se è solo una giornata di merda.