Nel corso degli ultimi mesi ho sviluppato una forma molto forte di insofferenza nei confronti del mondo che frequento per lavoro: il simpatico microcosmo del Tribunale e degli avvocati.
Sarà che da praticante tutto è più difficile, perchè comunque ti ritrovi ad osservare da una prospettiva piuttosto bassa, sarà che dopo un anno di questa vita cominci a capire che ci sono delle crepe- anche piuttosto vistose- in un sistema che all'apparenza può sembrare molto allettante, sarà che sono io che non ho mai avuto la smania di intraprendere questa strada e che alla fine l'ho fatto, nella convinzione che fosse la scelta più consona, pentendomene ogni altra settimana, sarà quel che sarà, come saggiamente si cantava, ma tant'è che ultimamente mi ritrovo sempre più spesso a gauardare con occhio disincantato e cinico l'universo lavorativo in cui gravito pure io.
E cosa vedo? Vedo una forte ipocrisia di fondo: tutti amiconi, tutti grandi salamelecchi e pacche sulle spalle nei corridoi del Tribunale, poi però dietro le spalle ne si dicono di ogni. Mica tutti, per carità, però è un atteggiamento molto diffuso. Vedo ipocrisia nei rapporti con noi praticanti, quando ci dicono che capiscono che siamo sfruttati e considerati meno di niente e che razza di ingiustizia è questa, però poi stringi stringi ti sfruttano lo stesso e ti sottopagano, se ti pagano, ovviamente. Vedo ipocrisia nel nascondersi dietro inutili formalismi, quando la realtà è che questo è un lavoro come un altro e alla fine ti deve dare da mangiare, quindi il cliente è cliente, appunto, non l'"assistito", come bisognerebbe dire, perchè se no, sai dà troppo l'idea del rapporto commerciale, quando in realtà la nostra è una funzione "più alta"... Ma per favore, ma almeno non raccontiamocela! Siamo onesti con noi stessi e ammettiamo che anche la professione forsense è cambiata e sta cambiando e non c'è nulla di male, è nella normalità delle cose, fine pace e amen.
Mi rendo conto che sono considerazioni che ai non addetti ai lavori potrebbero sembrare incomprensibili e verbose, ma questo è un mero sfogo personale, su cui rimugino da settimane e che avevo bisogno di esternare.
Il mondo del Tribunale, poi, con le sue inutili macchinosità e la burocrazia estrema, merita un capitolo a parte.
Il punto è, però, che alla fine mi dispiace. Perchè esci dall'università convinta di alcune cose, con delle certezze, con il bianco ed il nero come colori di riferimento e alla fine capisci che è tutta un'altra musica e che la giustizia, quel concetto bellissimo e nobile che pensi sia il pane di ogni avvocato, bè, conta fino ad un certo punto. Ho scoperto l'acqua calda?Può darsi. Forse sono stata scema io a crogiolarmi per un bel po' nelle mie fantasie alimentate a serie legal americane, ma resta il fatto che anche cadere dal pero fa male. Soprattutto, ti fa chiedere se questo è davvero quello che vuoi fare tutta la vita.
Nessun commento:
Posta un commento