mercoledì 4 agosto 2010

(Almost) desperate housewife.

Son giorni educativi questi: prove ufficiali di convivenza le chiama lui. Rilassante noia la chiamo io.

Sono qui, nella sua casa trentina, a dividere le mie giornate tra pulizia dell’appartamento, spesa alla Coop, prelibati manicaretti (mah..) e profonde letture gialle. E mi rendo conto che non sarei in grado di fare questa vita tutto l’anno. Per carità, non che mi dispiaccia essere in ferie e non dover andare in studio tutte le mattine, però so che andrebbe bene solo per un breve periodo: già sono volubile di
mio, se poi ci si aggiunge una routine anni ’50, beh, allora è la fine.

E allora sono contenta di aver studiato, di aver fatto fatica e di essermi guadagnata la possibilità di un lavoro, di uno spazio mio che mi conceda indipendenza economica, ma soprattutto mentale, che mi permetta di continuare ad imparare e che mi renda una donna completa. Con questo non intendo che le casalinghe non siano donne complete, anzi, magari anche io un domani accarezzerò l’idea di restare a casa, se avrò delle pulci da accudire e mille cose da fare.

Però adesso no, adesso è il momento di far lavorare il cervello, di mettermi alla prova e di sentir scorrere un brivido gratificante quando finisco un atto e l’avvocato mi dice “brava, bel lavoro”!

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